Terza Epistula

Posted on giugno 6, 2014

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Cara Delusione,

non avrei mai pensato di scriverTi.

Sei un sentimento che detesto e con il quale vorrei non dover spartir nulla.

Una volta è stato detto anche me, insieme ad altri: “Mi avete proprio deluso !”.

Chi lo diceva si era pentita e con disinvoltura si scaricava la coscienza.

Non ci sono stato, ho replicato, ho manifestato tutto il mio disprezzo per Te, mi sono augurato di avere la fortuna di non averTi mai tra le mie corde, di non provarTi mai!

Già non era così, poi non è stato così e anche ora non è purtroppo così.

Mi sono ingannato, sei ospite indesiderato, seppur non frequente, della mia vita, nulla vale ignorarTi, resti con immobile insistenza.

Non dirò mai a chi mi è vicino che mi ha deluso”, mi sono ripromesso, stavo ancora ingannandomi, Ti ho condito con il senso di colpa per averTi fatto spazio !

Tento “tra di mezzo i rovi, di sentire il profumo delle rose”, non è facile.

Solo la certezza che sei passeggera, mai definitiva, mi fa odorare alla ricerca di quel profumo di rose, come il più ostinato dei segugi tende alla preda.

Urlo al Cielo e pesta il piede la terra, ma so bene che sono i miei occhi a essere incapaci di vedere la via, troppo inesperti nell’ascoltare, troppo frettolosi per intravvedere.

E Tu resti immobile… figlia di chi Ti prova, e non solo di chi Ti provoca, perché l’indifferente non delude mai; l’affetto è la Tua origine.

Mi accorgo così di non scrivere soltanto ad altri… e guardo al Cielo per scorgere la strada:

Vagavano nel deserto, nella steppa,
non trovavano il cammino per una città dove abitare.
Erano affamati e assetati,
veniva meno la loro vita.
Nell’angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.
Li condusse sulla via retta,
perché camminassero verso una città dove abitare
. (Salmo 107, vv 4-7)

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